Contrordine Usigrai
Lo sciopero indetto, su indicazione della Cgil, dai dipendenti della Rai per protestare contro l’intenzione del governo di far partecipare anche l’emittente pubblica allo sforzo della spending review, continua a perdere consensi. Ma dopo la Cisl, ora è addirittura l’Usigrai, il (fino a ieri) onnipotente sindacato dei giornalisti, a sfilarsi e a togliere la propria firma dalla proclamazione dell’agitazione. Questo rende sempre più evidente l’isolamento di Susanna Camusso, ma non è questa la notizia. La scelta dell’Usigrai era tutt’altro che scontata, visti i precedenti. Qualcosa però sembra iniziare davvero a cambiare.
18 AGO 20

Lo sciopero indetto, su indicazione della Cgil, dai dipendenti della Rai per protestare contro l’intenzione del governo di far partecipare anche l’emittente pubblica allo sforzo della spending review, continua a perdere consensi. Ma dopo la Cisl, ora è addirittura l’Usigrai, il (fino a ieri) onnipotente sindacato dei giornalisti, a sfilarsi e a togliere la propria firma dalla proclamazione dell’agitazione. Questo rende sempre più evidente l’isolamento di Susanna Camusso, ma non è questa la notizia. La scelta dell’Usigrai era tutt’altro che scontata, visti i precedenti. Qualcosa però sembra iniziare davvero a cambiare. Già nei mesi scorsi il nucleo duro del giornalismo pubblico, storicamente quello della terza rete, si scontrò con la direzione del Tg3, che per la prima volta si ribellava alle pretese corporative, e dovette fare retromarcia. La logica tradizionale, erede dell’antica lottizzazione, non regge [**Video_box_2**]più. Almeno non nelle forme consuete che vedevano le forze politiche adeguarsi alle pressioni provenienti dai “loro” esponenti nella Rai. I dirigenti dell’Usigrai hanno capito che la loro protesta non avrebbe spostato di un millimetro Matteo Renzi, e che anzi uno sciopero sarebbe avvertito dall’opinione pubblica come un corporativismo “di casta”. Trovatasi improvvisamente senza santi in paradiso, visto che anche la minoranza del Pd ha rapidamente abbassato le ali, e con un vento nel paese cambiato nei confronti di quello che un tempo era l’intoccabile “partito Rai”, l’Usigrai cerca di guadagnare tempo e riposizionarsi. Non è detto che ci riuscirà, anche se la decisione di lasciare al suo destino la Cgil dimostra una buona dose di spregiudicatezza tattica.